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C'era una volta: il ghiacciolo Cof

fonte: gruppo facebook

A Bologna chiunque abbia più di una trentina d’anni non può non avere mai mangiato un ghiacciolo Cof; e non può non ricordarlo con nostalgia.

Erano effettivamente i migliori, poi ho scoperto che:

per distinguere il Cof dalla concorrenza, i fratelli Cavazzoni puntarono sugli sciroppi Fabbri.

«I ghiaccioli costavano di più, ma erano più buoni. Guadagnavamo meno – ricorda Cavazzoni – ma in compenso i Cof andavano a ruba e l’orgoglio per la qualità del nostro prodotto non aveva prezzo» .

fonte: Corriere di Bologna 18/09/2008

Foto tratta dal libro "COF" di Ruggero - Montecchi

“Cavazzoni Orlando e Fratello” da qui l’acronimo che ha dato il nome al nostro mitico ghiacciolo.
La storia di questa ditta iniziò nel 1952 in via Lame dove Orlando insieme al fratello Secondo, detto Nando e a Verino Montecchi (compagno di Nando durante la guerra d’Africa) in un piccolo laboratorio diedero il via al sogno e alla scommessa di produrre e commercializzare il ghiacciolo, un prodotto nuovo che i bolognesi ancora non conoscevano e di cui diffidavano. Sono anni di duro lavoro, i ghiaccioli venivano prodotti completamente a mano senza l’ausilio di macchinari: colati negli stampi uno a uno usando una brocca, congelati in armadi frigoriferi a ghiaccio secco, insacchettati a mano e consegnati usando motofurgoni “Ape”.
Il bilancio al termine della prima estate non fu esattamente quello di un successo. Ma Verino e la moglie insistettero per provare ancora l’anno seguente e fu l’anno dell’idea dello stecco premio: ogni 12 ghiaccioli ce n’era uno vincente che dava diritto a riceverne uno omaggio: quest’idea permise alla COF di chiudere in pareggio la stagione e di continuare con la produzione. Il ’54 fu l’anno del boom delle vendite, il ’55 richiese il trasferimento in una sede più spaziosa. Gli anni si susseguirono con successi commerciali via via crescenti e migliorie alle tecniche di produzione che venivano elaborate durante l’inverno.
Il 1980 richiese un nuovo ampliamento di sede e la produzione di ghiaccioli era arrivata a 122’000 al giorno e occorreva lavorare anche 24 ore su 24. Verso la fine degli anni ’80 anche a causa delle difficoltà nel reperimento del personale stagionale si decise che il 1991 sarebbe stato l’ultimo anno di attività e fu anche quella un’estate di grande lavoro portato avanti con la stessa cura e lo stesso impegno del primo anno.
Questo era il COF: cura, dedizione, qualità, passione… in un parola: amore. Una tra le tante storie veramente esemplari di Bologna e dei bolognesi e delle qualità migliori della nostra città e della nostra gente.

Grazie ai Cof abbiamo passato dei bellissimi momenti, cercando sempre la scritta stampata sullo stecco per vincerne un’altro!

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